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"Il fantastico è il linguaggio dell’io interiore.Non pretenderò altro per la narrativa fantastica che dire che la ritengo il linguaggio adatto a raccontare storie ai bambini ed a altri. Ma lo affermo con sicurezza perché ho dietro di me l’autorità di un grandissimo poeta, che lo ha detto in modo molto più audace: “Il grande strumento del bene morale – ha detto Shelley – è la fantasia.”

Ursula Le Guin

domenica 8 agosto 2010

CENERENTOLA: Da un gioco di parole una curiosa fiaba tutta in C

Bozzetto costumi di Cenerentola 1680




Cenerentola:
da un gioco di parole ad una curiosissima commedia tutta in C




Bozzetto costumi di Cenerentola 1830



Questa piccola commedia non è altro che un gioco di parole sull’’argomento di una fiaba famosa; è stata infatti costruita tutta con nomi, aggettivi, verbi e avverbi che iniziano con la prima consonante del celebre nome della protagonista: la C.
Venne alla luce per puro caso, come capita per tutte le cose più belle, in un certo anno di scuola, in una certa classe (chiamata, se non mi sbaglio, I D) da un divertentissimo gioco di parole che doveva vivacizzare le solite noiosissime lezioni di grammatica, analisi logica e analisi lessicale.
Con grande coraggio gli alunni affrontarono favole e fiabe, le analizzarono, le confrontarono, finalmente le digerirono e poi, divisi in cinque gruppi armati di vocabolario, disputarono tra di loro una gara per riscrivere la fiaba famosa tutta, tutta con la sola C.
I risultati furono buffi e deliziosi, incredibilmente “surreali” proprio come le famose, fantastiche poesie di Aldo Palazzeschi e di Andrè Breton e come quelle strambe, vecchie, raffinate commedie stilizzate dell’’indimenticabile e senz’altro per me indimenticato Sergio Tofano.
Si apriva così per i ragazzi della I D quella strada meravigliosa che porta fuori, del tutto fuori dalla realtà e contemporaneamente come per magia,(ma ciò non tutti lo percepiscono) vicinissimi al cuore vero e pulsante delle cose.
Il gruppo che vinse la nostra gara trovò rarissime parole con la C:
per esempio, riferendosi a Cenerentola, "cacina" che vuol dire meschinella e “cachettica” che vuol dire depressa... in più l ‘ingegnoso, preparatissimo capogruppo inventò pure il buffissimo avverbio “cachetticamente” che decise dovesse naturalmente significare “in modo molto depresso”;
decise anche che questi testi, già dei veri e propri minicopioni teatrali, sarebbero stati raccontati dai capogruppo, da me nominati ufficialmente “Cantafavole”.
Dal racconto si passò ad un intrigante assemblaggio: i cinque copioni furono “cuciti” assieme con l’’inserimento di dialoghi per movimentare la scena e vivacizzare i personaggi. E... oplà! Il “ copione” di Cenerentola era nato.
Ad onor di vero, la professoressa (e cioè la sottoscritta) aveva dovuto “regalare” ai ragazzi rimasti “in panne” due parole straniere con la C:
“cover - girl che, spiegò, in inglese vuol dire “ ragazza copertina” e “charmant” che (non smise di spiegare) in francese,vuol dire “affascinante”
(Mi piace a questo punto ricordare che da questa prima, piccola “contaminazione” linguistica la I D, votata ormai ad un futuro drammatico, iniziò un percorso interessante che l’’avrebbe portata due anni dopo a recitare brillantemente un testo, “Insalata di favole” in cui le tre lingue si… rincorrevano a vicenda!)

Anche il premio di quella gara lessicale seguì rigorosamente la ferrea regola della C iniziale, fu infatti (non ci credereste!)… cioccolata.
I ragazzi, ricordo, rimasero un po’ stupiti davanti a questo inatteso, dolcissimo regalo … pensarono per un momento di non aver capito bene, ma poi, avutane conferma da un rapido scambio di occhiate, non ci misero proprio niente a farla fuori tutta!
La commedia venne così carina, ma così carina che si ci sentì obbligati a metterla in scena.
Per il suo tono surreale e da opera buffa, nonché per la solita estrema povertà delle nostre tasche “scolastiche”, decisi di costruire costumi un po’ strani… di carta da regalo e di carta stagnola lucida e rigida, ricavata dagli involucri delle uova pasquali che tutti i bambini e i ragazzi della scuola raccolsero in un monumentale, luminoso, lucidissimo mucchio lucente.
Quante uova di Pasqua si mangiano i bambini di una scuola!

E che bella, bella idea fu la mia! Veramente “luminosa”, per non dire” luccicante” (visto i risultati!).
E che bella cosa è, in certi casi (ma solo in “certi” casi!), la povertà che fa aguzzare ingegno e fantasia e utilizzare l’’incredibile e l’’impossibile!

I modelli di questi costumi vennero immaginati e disegnati nell’’ ambito del mio “Laboratorio di Storia della Moda”, costruiti con la tecnica del collage e poi assemblati con nastri di raso e una semplice spillatrice.
Anche delle piccole case di Cenerentola, tutte scrupolosamente di carta ed arredate, vennero realizzate da alcuni ragazzi ingegnosi e appassionati e, proprio come i costumi, si ispirarono all’’epoca barocca: 1680 circa.
Barocca fu la musica che ne accompagnò alcune parti e che venne superbamente danzata in un corteo d’entrata e in un minuetto,l a meravigliosa “Marcia per la cerimonia turca” di Giovan Battista Lully, mentre a rendere folle e indimenticabile il gran finale ci obbligò l’unico ballo possibile con la “C”, la czarda... e fu allora l’’appassionata “Rapsodia ungherese” di Brahms, che “Stanlio” ed “Olio” non si erano certo lasciati sfuggire come colonna sonora per le loro comiche.
I ragazzi della Ia D recitarono e danzarono con maschere di carta (costruite in parte da loro stessi, su miei modelli) che coprivano solo metà del volto, con un doppio effetto buffo ed estremamente surreale.
Si scelse felicemente l’’epoca barocca (in particolare la seconda parte del secolo XVII) per l’’ambientazione della commedia perché i miei alunni avevano studiato che proprio allora, alla corte del re di Francia Luigi XIV, il re Sole, fiorì la moda di scrivere, riscrivere e raccontare fiabe e venne rilanciata l’’antica fiaba di Cenerentola, riscritta da Charles Perrault, mentre una certa Madame d’’Aulnoy pubblicò un’intera raccolta di fiabe chiamata “Il salottino delle fate” che ebbe un successo strepitoso.
Ai ragazzi della I D (e a me) piacque moltissimo immaginare che i cinque cantafavole che iniziano a raccontare la “nostra” Cenerentola, fossero proprio questi importanti ed eleganti signori e signore della corte del re Sole: Charles Perrault, Madame d’’Aulnoy, Madame de Sevignè, Madame de Montespan, Madame de Fontanges, che ai ioro tempi tanto amarono giocare con le parole, raccontare fiabe, danzare e recitare.





Bozzetti di Cenerentola per costumi di cavalli e cavalieri




Approfondimenti:

Gli stili di Cenerentola

Una Cenerentola stile Belle-époque ("Cendrillon" di George Melies 1899), una fantastica "Gatta Cenerentola", dal Basile a Roberto de Simone, stile barocco napoletano, una "Cendrillon" rinascimentale tra i castelli della Loira ("Ever after:A Cinderella story"), la Cenerentola rossiniana, infine, in un allestimento di stile rococò/pop









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